TERAPIA IN ACQUA

Rettangolo arrotondato:                         PARAPLEGIE E TETRAPLEGIE

LESIONI MIDOLLARI

I traumi costituiscono la causa più frequente di lesione midollare, esistono anche patologie non traumatiche , come la mielite virale, l’infarto del midollo, neoplasie intramidollari e vertebrali, forme gravi di cifoscoliosi, crolli vertebrali, neoplasie, cisti o processi infiammatori delle meningi, ernie discali, ematomielia, che possono determinare una lesione spinale. Le lesioni spinali possono determinare o una paraplegia o una tetraplegia, possono essere complete o incomplete, e dare,come esito, la compromissione di molte funzioni. Le funzioni compromesse:

-Compromissione della funzionalità dei muscoli volontari nelle parti del corpo innervate da fibre che fuoriescono 

  dal midollo al di sotto del livello di lesione.

-Compromissione della sensibilità (tattile, dolorifica, di posizione ecc.) al di sotto del livello di lesione

-Compromissione delle funzioni dei visceri quali vescica, intestino, apparato genitale

-Compromissione della funzione respiratoria n caso di lesioni a carico del midollo cervicale. Immediatamente  

  dopo il trauma si instaura una fase definita shock spinale che è clinicamente caratterizzato dalla soppressione 

  di tutte le funzioni sottolesionali (motorie, sensitive e viscerali).

Vi sarà pertanto paralisi motoria, anestesia tattile e dolorifica, ritenzione urinaria e fecale (cioè impossibilità di urinare e defecare spontaneamente). Alla fase di  shock spinale fa seguito la ripresa di attività sottolesionale (volontaria, spontanea, riflessa) con caratteristiche estremamente variabili. Agli inizi del secolo scorso ci sono stati numerosi contributi di famosi clinici, ma la situazione della persona con lesione spinale è rimasta fondamentalmente invariata dagli inizi della storia della medicina fino al secondo conflitto mondiale. Prima di allora i paraplegici ed i tetraplegici avevano un’aspettativa di vita estremamente bassa e ciò in primo luogo avveniva a causa delle complicanze polmonari e renali e per le ulcere da decubito. Dopo la scoperta degli antibiotici divenne possibile debellare tali infezioni, frequenti soprattutto durante la fase acuta. Il medico che per primo comprese che il mieloleso può e deve tornare ad essere una persona nel vero e proprio significato del termine fu Ludwig Guttmann; egli fondò nel 1944 la prima Unità Spinale del mondo, ovvero il centro ospedaliero dove vengono curati i mielolesi dal momento dell’insorgenza della lesione fino al giorno del ritorno in famiglia. Questo centro è tuttora funzionante nei dintorni di Londra.  Obiettivo fondamentale in un programma riabilitativo di una persona con lesione midollare è il raggiungimento del massimo grado di autonomia compatibile con il livello della lesione. La riabilitazione del soggetto con lesione midollare richiede misure che si devono integrare in modo coordinato, in una successione logica, rapida e cauta verso lo scopo che ci si prefigge di raggiungere. Nella riabilitazione si tratta di ripristinare l’intera struttura della personalità del soggetto nella sua integrità fisica, intellettuale, psichica. Ciò significa impegnare tutti gli specialisti ed i mezzi disponibili per ridare alla persona, per quanto possibile, la sua indipendenza personale, sociale e professionale (concetto di Unità Spinale Unipolare). E’ di circa 20/25 nuovi casi annui per milione di abitanti l’incidenza della lesione midollare sulla popolazione italiana. Il Ministero della Sanità valuta in 60/70 mila le persone colpite da mielolesione in Italia. È interessante rilevare da questi dati che l’età media delle persone colpite da mielolesione varia, per oltre l’80%, in un range che va dai 10 ai 40 anni, cioè persone giovani che hanno un’intera vita davanti a loro. Nella tabella successiva vengono riportati i dati sull’’eziologia delle lesioni midollari non traumatiche:

neoplastica 28%

vascolare 27%

infiammatoria 16%

degenerativa14%

altre cause13%

 

Lesione di natura virale: Mielite trasversa

1) Completa

2) Metà midollo

 Dopo la fase di shock si instaura automatismo midollare: spasticità, problemi urogenitali, disturbi della sensibilità.

 

Sindrome di Brown-Séquard: paralisi motoria piramidale e deficit della sensibilità superficiale dal lato opposto.

 

Spina bifida : Disturbi neurologici arti inferiori, Disturbi sfinterici. Spesso si associa un idrocefalo congenito o post-operatorio che viene trattato con drenaggio ventricolo-peritoneale (o ventricolo-cardiaco) di liquor. Disturbo dello sviluppo psico-motorio. Disturbo centrale.

 

Polineuropatie

Eziologia varia: sofferenza simultanea e simmetrica dei nervi periferici spinali; disturbi di moto; disturbi della sensibilità (anestesia); dolori distali (mani e piedi) aumentano alla pressione.

 

Guillain-Barré-Strohl: Dolori di tipo radicolare agli arti e tronco; disturbi di moto agli arti inferiori; flaccidità; facile stancabilità; problemi respiratori.

 

Poliomielite: bacino obliquo; scoliosi e/o cifosi; problemi respiratori di tipo restrittivo; dismetria degli arti; fissità dell’anca in flessione; recurvato e valgismo delle ginocchia; deformità dei piedi; flaccidità.

                                                      

                                                                 Terapia in acqua: Idromanuale

Date le implicazioni di carattere SFINTERICO si raccomanda di svuotare la vescica prima dell’ingresso in acqua; il cateterismo intermittente oppure munirsi di catetere a condom, da indossare sotto la muta del paziente.

Insegnare i passaggi di posizione (es.: supino verticale)

Distensione delle retrazioni (acqua calda)

Rinforzo motilità residua

Aumento della capacità vitale

Migliorare con la scelta di uno stile appropriato le turbe vasomotorie e trofiche.

Generalmente il percorso di una persona che ha subito una lesione midollare passa per l’Unità Spinale Unipolare. Questa è una struttura ospedaliera dove è possibile gestire in modo globale e multidisciplinare la cura e la riabilitazione dei pazienti mielolesi, dal momento del verificarsi dell'evento lesivo fino al completo reinserimento sociale, e dove si può monitorare lo stato di questi pazienti per il resto della loro vita.Il team professionale sarà pertanto di tipo multidisciplinare, coinvolgendo l'area medico-chirurgica (neurochirurghi, ortopedici, Fisiatri, Neurorianimatori, Neurologi, Urologi ed Andrologi, Chirurghi plastici…), l'area assistenziale (Infermieri professionali altamente specializzati), quella funzionale (Fisioterapisti, Terapisti Occupazionali, Tecnici Ortopedici) ed infine l'area psico-sociale (Psicologi, Neuropsichiatri, Assistenti Sociali...).

Gli obiettivi primari:Valutazione delle potenzialità residue, Rinforzo,,Evoluzione delle autonomie,Valutazione dei problemi di “stasi” e  posture errate mantenute sulla  carrozzina.

SCALE  DI VALUTAZIONE

La scala più diffusa per definire il livello di gravità clinico funzionale è quella di Frenkel .

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