TERAPIA IN ACQUA

Casella di testo: #VASCHE,PISCINE PER IDROCHINESITERAPIA

Sono qui elencati alcuni dei punti per i quali è necessario fare qualche distinguo tra una piscina ed una vasca riabilitativa:

Fondo — Per una vasca a preminente vocazione natatoria, l’esigenza di un fondo antisdrucciolo esiste, ma non ha caratteri di cogenza per una buona fruibilità; quando invece nella stessa vasca, si prevede di programmare e utilizzare per fini riabilitativi, le caratteristiche del fondo devono essere meglio definite. Il coefficiente di attrito è consigliabile sia superiore ai 0,7-0,8, con riferimento alla pelle ed ai piedi nudi; qualsiasi finitura sabbiata va poi bandita, per la pericolosità in caso di caduta. Lavorando con pazienti ortopedico o neurologici è utile anche disporre di un fondo realizzato con materiali morbidi, sempre non a scapito della sicurezza.

Dimensioni —  una vasca di grandi dimensioni, 25 o 50 metri di lunghezza, è sicuramente la più indicata per nuotare, ma se si pensa ad altri utilizzi, sono più idonei ambienti di lavoro più piccoli, oppure grandi, ma organizzati in maniera in equivoca per funzioni, attraverso la diversa profondità, la diversa dotazione strumenti, ausili, sollevatori per diversamente abili, posture sedute, scivoli di accesso per i carrozzati. La scelta dell’ambiente unico può costituire una scelta terapeutica in maniera tale che le diverse tipologie di utilizzatori, pur lavorando nei sottoambienti più idonei alle diverse esigenze, non avvertano la sensazione di separazione di una vasca “troppo speciale “. Ciò è tanto più vero se s’intende trattare pazienti neurologici gravi, che, dall’ambiente acqua traggono anche il vantaggio secondario di fare un’attività che li accomuna con gli altri. Bisogna avere anche presente la possibilità di uno svuotamento e riempimento rapido dell’acqua, con il dovuto trattamento dell’acqua.

  Bordo - In una vasca riabilitativa si può affermare che il bordo fuori terra , di almeno 100-150 cm è una risorsa imprescindibile, perché costituisce la soluzione ideale sia per il paziente, sia per il Fisioterapista. La possibilità per l’operatore di guardare in viso il paziente, sia stando in acqua, sia fuori, permette di scegliere il protocollo di lavoro correlato alla casistica; questo permette di stare vicini al paziente quando è necessario, ma significa pure dargli  la possibilità di trarre soddisfazione da una maggiore autonomia conquistata; organizzare un gruppo  omogeneo e avanzato, controllando un numero maggiore di utenti, garantendo a tutti l’assistenza e gli interventi di sicurezza necessari. Attraverso il bordo fuori terra si può includere nella parete uno o più oblò di osservazione, molto utile per l’esame chinesiologico. Personalmente credo che le migliori soluzioni strutturali per la riabilitazione in acqua siano le piscine interrate, dotate di profondità standard 80-125 cm con segnalazioni di diverso colore in relazione alla variazione di profondità ; la lunghezza ideale per una vasca di tale tipologia è quella di 12 m X 8m; il pavimento antisdrucciolo; i bordi della vasca ben imbottiti; spazio di almeno 2,5 m attorno; illuminazione non rifrangente sull’acqua( pensiamo alle persone con convulsioni e attacchi di epilessia); bagni attrezzati per i disabili a norma; sollevatore; scivola per dare ai carrozzati la possibilità di accedere in acqua direttamente con la carrozzina. 

Lo sviluppo della tecnologia e della progettazione di vasche riabilitative oggi permette un vasto panorama di scelta, adatto alle esigenze dei nostri pazienti. Lo sviluppo nel campo della riabilitazione di tecniche specifiche consente al Dottore in Fisioterapia di integrare le forme terapeutiche praticate a secco, con i protocolli idrochinesiterapeutici, garantendo ed elevando il livello qualitativo dell’intervento.      

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